28. Laurea

Mancano dieci giorni alla laurea e non so se sia una cosa bella o brutta, semplicemente non ho il tempo di pensarci…
“Cosa farai dopo Filosofia?” è la domanda cult del momento e la risposta è semplicemente: “Non lo so”. Ma non è tanto il dopo Filosofia il problema, qui non si parla solo di professione: c’è in ballo la vita.
Sapete cosa vorrei fare? Lasciarmi andare per una volta a quel “Non lo so”, prendere un treno, una macchina, un aereo e partire; lasciandomi andare all’imprevisto e alle sorprese.
Regalatemi stupore…non chiedo altro.

27. 10 anni dall’11 settembre

Vorresti scrivere qualcosa di sensato riguardo a questo anniversario, ma la verità è che l’11 settembre ti fa pensare al primo giorno di liceo: un tempo nel quale rimuginavi per ore su che maglietta mettere per non sembrare troppo piatta..

Immatura? Chissà…. forse rimpiangi quel tempo nel quale il massimo dei problemi era decidere se farti riccia o liscia: perché riccia piaci a quello e liscia a quell’altro. Era divertente: giocavi.

E se succedeva qualcosa come la tragedia che capitò alle Torri Gemelle non stavi troppo a pensare che cosa bisognava dire o scrivere…via: parole su parole. Non avevi paura del bene e del male, ogni sillaba era sangue e passione, credevi nella verità e nel diritto di sostenere un’idea.

Ora è diverso: preferisci l’onestà alla verità. Onestà è riconoscere di aver sbagliato e cambiare opinione; verità è semplicemente credere in qualcosa, relatività assoluta. Sta tutto nella testa (e anche un po’ nel cuore).

E ora, a dieci anni da quell’11 settembre, dell’onestà non te ne fai niente perché non aiuta ad esprimere; della verità ancora meno, perché non la conosci più.

E allora prima di pensare all’11 settembre di New York è forse il caso che ritorni a te stessa, a quel giorno di scuola e a tutto ciò che è stato tra allora e oggi: tra la verità e l’onestà, tra due concetti scritti solo per riempire queste righe.

10 anni non sono parole, né forma.

10 anni sono il primo e l’ultimo bacio, la migliore amica e la peggiore nemica, la litigata con la madre e le coccole del padre, provare a fumare e smettere subito, assaggiare il vino e capire che ti piace, prendere un treno una notte e un aereo all’alba perché credi sempre che potrebbe essere troppo tardi…

…Oggi le lancette dell’orologio corrono molto più rapide e tu, purtroppo, stai perdendo tempo a pensare, a cercare di tirare fuori qualcosa di decente da scrivere. Sono tutti inutili giochi intellettuali, da lì non caverai mai il contenuto.

Che questo 11 settembre ti insegni il valore del tempo. Ascolta il ritmo del cambiamento per vedere l’impronta che resta. Solo quando ci riuscirai, forse, comunicherai “qualcosa di sensato”. E allora io, di nuovo, sarò con te.

26. Stage e ribellione

Elisa, Claudia, Paola, Stefano e Giulio:
5 stagisti non retribuiti.

Promessa dell’azienda: un percorso di formazione di sei mesi e ottime possibilità di avanzamento.
Promesse mantenute: 0

Elisa, Claudia, Paola, Stefano e Giulio hanno deciso di mollare l’azienda.
Piano strategico dell’azienda alle corde: mandare e mail agli stagisti superstiti piene di complimenti rivolti al loro operato.
Domanda: se siamo tanto bravi, perché non ci pagate?
Risposta: non dipende da noi.

Elisa, Claudia, Paola, Stefano, Giulio, Monica e Giorgio hanno deciso di mollare l’azienda.
È vero: voi avete il coltello dalla parte del manico, ma noi siamo proprio stanchi di vedere diritti e dignità calpestati.

Elisa, Claudia, Paola, Stefano, Giulio, Monica, Giorgio, Clara, Giuseppe, Anna, Guido hanno deciso di mollare l’azienda.
Ora in azienda è rimasto solo l’AD che gioca con l’I-pad (aziendale) e guarda sconsolato la sua segretaria sessantenne: gli stagisti erano davvero così privi di Valore?

Tratto da una storia vera (“Era ora che qualcuno dicesse no a questo sistema di MxxxA”)

25. Medaglia per la fisica a cinque italiani

“Caro signor Rossi, la sua tesi è davvero interessante! Cosa ne pensa di andarla a sviluppare a Timbuctu? Le assicuro che là avrà ottime prospettive!”

“Certo professore, non so come ringraziarla di questa fantastica opportunità, sono onorato che l’abbia chiesto proprio a me.”

Il signor Rossi socchiude la porta dello studio del generoso relatore e riattacca la spina del cervello:

- Timbuctu esiste?

- Ma che lingua parlano là?

- Da solo a Timbuctu?

La vita professionale di ogni ricercatore inizia con una personale Timbuctu e, per molti, finisce mentre è ancora a caccia di un’Atlantide da chiamare casa.

La notizia del premio assegnato ai cinque fisici italiani è una stella che splende sul piccolo cielo del mondo, indicando ai nomadi della scienza che, benché da lontano, qualcuno veglia con orgoglio sul loro cammino.

Questo post brilla per molti amici coraggiosi che, spinti dall’amore per il viaggio della ricerca, non hanno mai temuto di perdersi.

Articolo del Corriere della Sera: “Le medaglie della fisica:agli scienziati italiani cinque medaglie su dieci”"

24. Il “caso” norvegese

Sappiamo tutti cos’è successo in Norvegia. Non è una cosa bella. PUNTO.

Ma devo parlarne.

Non è giusto etichettare quell’orrore come il gesto di un folle estremista: mi è sempre sembrato che etichettare gli eventi corrisponda al fragile tentativo umano di darne una ragione logica, come per trovare una giustificazione che ci lasci continuare a vivere le nostre esistenze in pace. La logica non c’entra niente in tutto questo: un giorno ci sei e quello dopo è tutto finito. Buio. E’ solo questione di essere lì: in quel momento e in quel luogo; proprio quando il fatto accade. Gli altri potranno andare avanti a parlare del perché e del per come per anni, ma niente consentirà loro di riportare le lancette dell’orologio indietro.

L’unica ragione si chiama paradossalmente caso, e proprio all’indomani della tragedia a Utoeya, questa capricciosa “entità” ha voluto farmi incontrare due ragazzi norvegesi che vagavano nei dintorni della stazione Centrale con i loro enormi zaini, in cerca di un Internt point.

Ci scambio due parole, sono preoccupati per gli amici in patria ma non dimenticano il sorriso. Hanno ventidue anni e sono di una bellezza tipicamente nordica: lui studia ingegneria civile, lei infermieristica. Fino a venerdì giravano tranquilli per l’Europa scorrazzando da un treno all’altro. Chiedo loro se vogliono usare il mio computer che ho lasciato al master, si sciolgono in un ringraziamento caloroso e sembrano quasi commossi. Al loro arrivo in aula c’è grande movimento, ma tutti s’impegnano per esser accoglienti e disponibili. I due continuano a dire: “Thank you, thank you”, e a un certo punto ci domandano anche di fare una foto di gruppo. Ci stringiamo intorno a loro in un abbraccio che sa di vita e allegria.

Quando stanno per andarsene lascio loro la mia e-mail, chiedendo di aggiornarmi sul viaggio. Non so se mi scriveranno mai, ma, benché per pochi minuti, mi è sembrato di aver incontrato due nuovi amici…

Anche questo è caso: un giorno bastardo e quello dopo generoso.

Tragedia e gioia senza motivo. PUNTO.

23. Il dottore

Il dottore sembra immerso in un fluido gelatinoso che ne rallenta ogni movimento. In due minuti mi chiede tre volte la stessa cosa, e alla quarta non ha ancora capito cosa gli sto dicendo.

È abbronzantissimo, indossa una polo giallo canarino e ha una catenella dorata al collo. Alzando lo sguardo, coi suoi tempi da tartaruga in pensione, mi domanda: «Secondo lei che esami dovremmo fare al suo ragazzo?». Mi trattengo a stento dallo scoppiare a ridere e guardo Andrea che è nella mia stessa condizione semi esplosiva.

«Non so faccia lei dottore, io avevo pensato a un’esame di questo tipo…»
«A certo, certo! Giusto, gli prescrivo quello.»

Si piega sul pc e inizia a punzecchiare i tasti come se fossero zanzare da schiacciare con prontezza e rapidità (che non ha).
«Bene, ecco i suoi esami».

Nel frattempo suona il cellulare ad Andrea, che risponde. Il dottore ne approfitta per fare anche lui una telefonatina amichevole.

Quando chiude la conversazione si rivolge di nuovo a noi: «Allora che esami facciamo?»

«Dottore me li ha già dati, magari ci vediamo quando ritiro gli esiti?»

«Certo, certo», non fa in tempo ad alzarsi dalla sedia che siamo già fuori dalla porta.

Oggi ho visto la luce: se gli affari andranno male con la filosofia (vagamente probabile), farò il dottore dalla polo gialla.

;-)